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SM 1,92
Oggetto
disegno
Ambito culturale
ambito italiano
Titolo
[Venere Medici vista di fronte e di profilo]
Datazione
1650 post - 1740 ante (analisi stilistica)
Materia e tecnica
carta, grafite, penna e inchiostro
Misure
mm 420 x 273
Notizie storico-critiche
Nell'"Indice" del tomo nel quale era rilegato il disegno viene definito: "Misure della Venere medicea".
Il disegno è una rappresentazione quotata della Venere Medici, vista da due angolazioni: la prima raffigura il corpo frontale con il capo girato di profilo e la seconda il profilo sinistro del corpo col viso rivolto frontalmente. La Venere Medici è una statua greco-ellenistica in marmo del I sec. a.C, giunta a Roma nell'antichità. L'opera, che ritrae Venere al bagno nella posizione pudica ispirata alla Venere Cnidia di Prassitele del IV-III sec. a.C., risulta documentata con certezza come appartenente a Villa Medici di Roma dalle incisioni di Perrier del 1638, ma potrebbe essere già stata presente nel 1598, anno in cui era già documentata nella nota di un epigrafista; fu trasportata in seguito a Firenze e collocata nella Tribuna degli Uffizi nel 1688. Inviata con altri tesori a Palermo nel 1800 per sfuggire ai Francesi, fu invece spedita dopo una trattativa a Marsiglia nel 1802 ed entrò al Musée di Parigi nel 1803, ma ritornò a Firenze nel 1815 riprendendo il suo posto nella Tribuna degli Uffizi, temporaneamente occupato dalla Venere Italica di Antonio Canova (F. Haskell, N. Penny, L'antico nella storia del gusto. La seduzione della scultura classica 1500-1900, trad. it. R. Pedio, Torino 1984). La Venere è una delle sculture più copiate di ogni tempo. Già nel 1678 Cosimo III aveva inviato a villa Medici artisti come Giovan Battista Foggini (1652-1725) e Massimiliano Soldani Benzi (1656-1740) per formarsi su capolavori antichi della collezione medicea. Soldani Benzi realizzò tra il 1698 e il 1702 per il principe Johann Adam Andreas I di Liechtenstein due statue in bronzo di grandi dimensioni raffiguranti il "Fauno" e la "Venere Medicea", che saranno riproposti nel 1747 in porcellana da Carlo Ginori, fondatore nel 1737 della manifattura Doccia nei pressi di Firenze. Molta della produzione di Doccia è copiata dai bronzi dei maggiori scultori del Barocco fiorentino, dai cui eredi Carlo Ginori aveva comprato diversi modelli in cera e terracotta e alcune forme. Inoltre Ginori aveva impiegato in fabbrica alcuni lavoranti precedentemente attivi presso Soldani e Foggini che avevano già eseguito calchi e forme per i loro maestri.
Non vi sono elementi per poter attribuire il disegno in esame, ma si può sottolineare che è stato minuziosamente misurato ogni dettaglio dell'anatomia della dea e che disegni similmente rilevati sono presenti tra le rappresentazioni di Abraham Bosse del 1656, conservate al British Museum di Londra (A. Bosse, Representation de diverses figures humaines. Avec leurs mesures prises sur des Antique qui sont de present a Rome, Paris 1656). Occorre rilevare anche che, rispetto all'originale, non è presente il delfino con putti alla base della statua. La filigrana riporta il disegno di un giglio con accanto le iniziali M e T, inscritto in un tondo sovrastato da una corona.
Bibliografia
V. Pracchi,
La Raccolta Martinelli al Castello Sforzesco di Milano (prima parte)
, "Il Disegno di Architettura", n. 3, 1991, p. 12 n. 107
→
Scheda descrittiva completa in
[SBN_Nazionale]
Acquisizione
Libreria Antiquaria Hoepli (acquisto, 1941)
Collocazione
Comune di Milano
Gabinetto dei Disegni
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