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Agg. 929
OggettodisegnoAutoreFerrari, Arturo [Info autore]Titolo[Lambro a Lambrate]Datazione1924 (?) - 1932 (contesto)Materia e tecnicacarta, grafiteMisuremm 120 x 164
Notizie storico-criticheL'artista ha definito il disegno "Lambro a Lambrate" nella pagina manoscritta che accompagna l'undicesimo dei diciotto fascicoli della raccolta denominata "Vecchia Milano". L'attuale denominazione del luogo deriva dal fiume sul quale il vicus si trovava, il Lambro, cioè "pescoso", o limpido". È impossibile stabilire la data precisa di fondazione del vicus. Le strade che segnavano i confini del territorio lambratese erano due, la Milano-Bergamo, a nord, che partiva da porta Orientale, e la Milano-Brescia, a sud, con partenza da porta Tosa. Il confine orientale era il fiume stesso, mentre a Ovest il vicus arrivava all'attuale asse via Teodosio-Ponzio-Aselli. È con molta probabilità, inoltre, che Lambrate fosse porto fluviale per la vicina e più potente Mediolanum. Con il loro arrivo, i Romani sfruttarono la zona ricca di rogge per l'agricoltura e costruirono un sistema di navigazione fluviale intorno al fiume Po, ancora in vigore durante il medioevo. Durante l'VIII e il IX secolo sorsero a Lambrate due monasteri benedettini, dei quali sopravvive oggi la chiesa di San Martino (della chiesetta eretta nel XV secolo resta solo il campanile, nel 1913 la costruzione originaria fu completamente sostituita da un nuovo edificio destinato al culto) e la cascina Cavriana, dove l'abside a emiciclo, ripartito da pilastrini in rilevo e coronato da archetti, in origine parte della chiesa di Sant'Ambrogio, è attualmente adibito a fienile. Con la distruzione del 1162 di Milano ad opera di Federico Barbarossa, Lambrate venne elevata al rango di "borgo imperiale", e qui vennero accolti i milanesi in esilio da Porta Orientale. Con la dominazione spagnola, nel XVI secolo, viene costruita la prima industria bellica , la "Polveriera", che segnò la storia e la fortuna lambratese, al suo posto fu poi costruita, sotto Mussolini, una delle sedi dell'istituto dei Martinitt. Gli Spagnoli trasformarono il borgo in feudo, promulgandone la vendita, e tale condizione persisterà fino all'arrivo di Napoleone Bonaparte, quando Lambrate divenne libero comune. Alcuni decenni dopo, mentre a Milano veniva ultimata la facciata del Duomo, un decreto del viceré francese, nel gennaio del 1808, annetteva il comune di Lambrate alla città di Milano. Con gli austriaci nel 1816 Lambrate tornò indipendente e lo restò fino al dicembre 1923, anno in cui numerose frazioni periferiche vennero annesse al comune di Milano.
La vedova di Ferrari, proponendo i disegni all'attenzione del Comune di Milano, riconduceva la loro realizzazione agli ultimi anni di vita del marito. Una delle opere reca la data 1926; inoltre presso il Museo di Milano si conserva un'altra serie di 16 analoghe vedute a matita di Ferrari, datate dal 1924 al 1931. Pertanto si ritiene che la serie del Civico Gabinetto dei Disegni sia stata eseguita nell'arco cronologico dal 1924 al 1932.
In quell'epoca Milano stava conoscendo notevoli trasformazioni urbanistiche e il pittore, per contrastare la perdita di memoria provocata dalle demolizioni, decise di fissare nei suoi disegni gli angoli e gli scorci destinati a un radicale cambiamento.

AcquisizionePonti, Teresa (acquisto, 1945)
CollocazioneComune di MilanoGabinetto dei Disegni
AvvertenzePer richiedere immagini digitali relative al patrimonio del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco è possibile inviare una richiesta a: c.gabinettodisegni@comune.milano.it richiedendo l'apposito modulo da compilare.
Nella richiesta dovrà essere precisato se tali immagini necessitano a scopo di studio oppure siano destinate alla pubblicazione. In caso di pubblicazione le immagini potrebbero essere soggette al pagamento dei diritti di riproduzione secondo quanto stabilito dalla Deliberazione di G.C. n. 3175/2002.
Alcune opere potrebbero essere inoltre tutelate dal diritto d'autore (legge 22 aprile 1941, n. 633 e integrazioni). L'utilizzo di immagini riproducenti opere di artisti viventi o morti da meno di 70 anni, quindi non ancora di Pubblico Dominio, esige l'autorizzazione dell'avente diritto o della SIAE, sezione OLAF, se quest'ultima lo rappresenta.
Ideazione concept Graficheincomune:
Benedetta Gallizia di Vergano, Michele Stolfa
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Realizzazione informatica:
TAI S.a.s. di Marino Delfino e Paolo Ongaro