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Agg. 880
OggettodisegnoAutoreFerrari, Arturo [Info autore]Titolo[Dal Bottonuto]Datazione1924 (?) - 1932 (contesto)Materia e tecnicacarta, grafiteMisuremm 121 x 165
Notizie storico-criticheL'artista ha definito il disegno "Dal Bottonuto" nella pagina manoscritta che accompagna il settimo dei diciotto fascicoli della raccolta denominata "Vecchia Milano". L'attuale ubicazione del luogo è tra via Albricci e via Pantano: si tratta di una strada attualmente scomparsa. Una delle spiegazioni del nome Bottonuto è quella che derivi da un capitano tedesco, Botnuk o Boddinuk, soldato di Barbarossa che nel 1158 non riuscì ad espugnare una pusterla eretta a ridosso di estese fortificazioni; la zona fu poi così chiamata dal popolo per vantarsi dell'attacco respinto. Il nome antico di "botinucum" indica il pesciolino d'acqua dolce che suggerisce la presenza di acque; l'importante opera idraulica di convogliamento delle acque del Seveso fu infatti denominata butin-ucum.
Grazie alla forma del suo slargo, sul quale confluivano numerose vie e vicoli, il Bottonuto ebbe un ruolo centrale nell'accogliere crocette e altaroli durante le pestilenze del Cinquecento e Seicento. Nel 1606 si elevò la crocetta del Bottonuto o di San Glicerio, dedicata al vescovo milanese attivo tra il 436 e il 438; l'obelisco di granito rosso di Baveno poggiava su quattro palle di ottone e aveva alla sommità una croce, che doveva ricordare la Passione di Cristo. Mutati i tempi e svanite le emergenze, nel XVIII secolo presso la crocetta si teneva il mercato del vino. Nel 1872 l'obelisco, privato della croce, venne trasferito all'ingresso dei Giardini Pubblici dalla parte di corso di Porta Venezia in via Marina.
Dal 1930 si pose mano allo studio del piano di risanamento del quartiere che portò alla demolizione del Bottonuto; si optò per la cancellazione dello storico luogo, mascherando i progressivi intenti speculativi con la voglia di moralizzazione e pulizia. Il risanamento del Bottonuto risultò infatti funzionale all'immissione sul mercato fondiario di un'area centrale altrimenti declassata e, nel contempo, rispose all'esigenza di concentrare in un'unica area le operazioni finanziarie e commerciali.
E' ipotizzabile che la veduta inquadri sullo sfondo parte del mausoleo trivulziano e il campanile della basilica di San Nazaro Maggiore.
La vedova di Ferrari, proponendo i disegni all'attenzione del Comune di Milano, riconduceva la loro realizzazione agli ultimi anni di vita del marito. Una delle opere reca la data 1926; inoltre presso il Museo di Milano si conserva un'altra serie di 16 analoghe vedute a matita di Ferrari, datate dal 1924 al 1931. Pertanto si ritiene che la serie del Civico Gabinetto dei Disegni sia stata eseguita nell'arco cronologico dal 1924 al 1932.
In quell'epoca Milano stava conoscendo notevoli trasformazioni urbanistiche e il pittore, per contrastare la perdita di memoria provocata dalle demolizioni, decise di fissare nei suoi disegni gli angoli e gli scorci destinati a un radicale cambiamento.

AcquisizionePonti, Teresa (acquisto, 1945)
CollocazioneComune di MilanoGabinetto dei Disegni
AvvertenzePer richiedere immagini digitali relative al patrimonio del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco è possibile inviare una richiesta a: c.gabinettodisegni@comune.milano.it richiedendo l'apposito modulo da compilare.
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Alcune opere potrebbero essere inoltre tutelate dal diritto d'autore (legge 22 aprile 1941, n. 633 e integrazioni). L'utilizzo di immagini riproducenti opere di artisti viventi o morti da meno di 70 anni, quindi non ancora di Pubblico Dominio, esige l'autorizzazione dell'avente diritto o della SIAE, sezione OLAF, se quest'ultima lo rappresenta.
Ideazione concept Graficheincomune:
Benedetta Gallizia di Vergano, Michele Stolfa
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Realizzazione informatica:
TAI S.a.s. di Marino Delfino e Paolo Ongaro