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Agg. 829
OggettodisegnoAutoreFerrari, Arturo [Info autore]Titolo[S. Eustorgio]Datazione1924 (?) - 1932 (contesto)Materia e tecnicacarta, grafiteMisuremm 120 x 165
Notizie storico-criticheL'artista ha definito il disegno "S. Eustorgio" nella pagina manoscritta che accompagna il primo dei diciotto fascicoli della raccolta denominata "Vecchia Milano". In origine la piazza era una necropoli pagana, ma già alla fine del Seicento era stato abbattuto il muro che la chiudeva nei due lati verso la via pubblica. Nel mezzo si innalzava fra gli alberi la colonna di San Pietro Martire. Attualmente la chiesa presenta un assetto sostanzialmente due-trecentesco, conferitole dai restauri dell'ultimo dopoguerra.
Data la scarsità della documentazione, le origini dell'edificio rimangono molto incerte: per alcuni la fondazione della chiesa sarebbe da attribuire al vescovo Eustorgio I nel IV secolo che volle custodirvi i corpi dei Re Magi, oppure altri ipotizzano che corrisponda ad una minuscola basilica sorta sulla sepoltura di Sant'Eustorgio e in seguito incorporata in un più ampio edificio. Secondo vari cronisti del tempo nel 1164 la chiesa fu distrutta dal Barbarossa che trafugò le reliquie dei Re Magi trasportandole a Colonia; la storiografia più recente ha però messo in dubbio che il culto delle reliquie dei Magi esistesse a Milano già prima del 1336, il curioso episodio della traslazione resta perciò inspiegato.
Nel 1190 la basilica fu ricostruita in forme romaniche, ne sono testimonianza il gruppo di capitelli che ornano i pilastri con motivi ad intreccio, vegetali, raffigurazioni di mostri e animali. Nel 1220 l'arcivescovo Enrico Settala consegnò Sant'Eustorgio al nuovo ordine dei Domenicani, che subito iniziò la trasformazione della chiesa e del convento, assecondando le più aggiornate correnti architettoniche del gotico lombardo. Affianco all'abside, fra il 1297 e il 1307, fu eretto il campanile di 75 metri in cotto, cinto da lesene e spartito da fasci di archetti pensili, con la cella campanaria a bifore sormontata da cuspide a cono.
Al Trecento si ascrive invece la costruzione di cappelle gentilizie per donazione delle famiglie patrizie milanesi. Nel 1462 venne eretta dietro l'abside una cappella grazie al mecenatismo del nobile fiorentino Pigello Portinari, procuratore a Milano del Banco mediceo, affrescata dal bresciano Vincenzo Foppa. Fra il 1863 e il 1865 si intraprese un'opera di ripristino della basilica e l'architetto Giovanni Brocca curò il restauro della facciata, eretta in stile lombardo del XIII secolo e terminante a due spioventi, ingentiliti da una fascia di esili archetti. Il portale maggiore barocco aveva due timpani sovrapposti e le porte minori a frontone triangolare, al di sopra si trovava un finestrone ovale al centro con finestre arcuate e rettangolari a fianco; al portale venne in seguito applicato un protiro e aggiunti due leoni stilofori.
La vedova di Ferrari, proponendo i disegni all'attenzione del Comune di Milano, riconduceva la loro realizzazione agli ultimi anni di vita del marito. Una delle opere reca la data 1926; inoltre presso il Museo di Milano si conserva un'altra serie di 16 analoghe vedute a matita di Ferrari, datate dal 1924 al 1931. Pertanto si ritiene che la serie del Civico Gabinetto dei Disegni sia stata eseguita nell'arco cronologico dal 1924 al 1932.
In quell'epoca Milano stava conoscendo notevoli trasformazioni urbanistiche e il pittore, per contrastare la perdita di memoria provocata dalle demolizioni, decise di fissare nei suoi disegni gli angoli e gli scorci destinati a un radicale cambiamento.

AcquisizionePonti, Teresa (acquisto, 1945)
CollocazioneComune di MilanoGabinetto dei Disegni
AvvertenzePer richiedere immagini digitali relative al patrimonio del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco è possibile inviare una richiesta a: c.gabinettodisegni@comune.milano.it richiedendo l'apposito modulo da compilare.
Nella richiesta dovrà essere precisato se tali immagini necessitano a scopo di studio oppure siano destinate alla pubblicazione. In caso di pubblicazione le immagini potrebbero essere soggette al pagamento dei diritti di riproduzione secondo quanto stabilito dalla Deliberazione di G.C. n. 3175/2002.
Alcune opere potrebbero essere inoltre tutelate dal diritto d'autore (legge 22 aprile 1941, n. 633 e integrazioni). L'utilizzo di immagini riproducenti opere di artisti viventi o morti da meno di 70 anni, quindi non ancora di Pubblico Dominio, esige l'autorizzazione dell'avente diritto o della SIAE, sezione OLAF, se quest'ultima lo rappresenta.
Ideazione concept Graficheincomune:
Benedetta Gallizia di Vergano, Michele Stolfa
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Realizzazione informatica:
TAI S.a.s. di Marino Delfino e Paolo Ongaro