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Agg. 370
OggettodisegnoAutoreVespignani, Renzo [Info autore]Titolo[La prigione]Datazione1950 (datata/o)Materia e tecnicacartoncino, penna a inchiostro, temperaMisuremm 370 x 364
Notizie storico-criticheRenzo Vespignani inizia la sua attività artistica a soli diciannove anni quando, tra il 1943 e il 1944, nei nove mesi di occupazione nazista, disegna in centinaia di fogli le sporche periferie della capitale, gli orrori della guerra, il dramma degli sfollati e le rovine della città distrutta dai bombardamenti. Nel gennaio del 1945 tiene la sua prima mostra personale a Roma, la quale ne decreta l’ingresso nella scena culturale italiana come un caso anomalo e inaspettato dopo la stagione della Scuola Romana. In questo periodo Vespignani si dedica intensamente al bianco e nero, al disegno e all’acquaforte, mostrando un segno grafico secco, ispirato alle opere degli artisti dell’espressionismo tedesco, a Grosze e Dix in particolare, oltre che a Ensor. Le sue raffigurazioniopere, però, mantenendo un linguaggio ancora tipicamente romano, meno violento e politicizzato, rispetto a quello dei suoi modelli d’oltralpe. Dalla fine della guerra inizia per l’artista un susseguirsi di viaggi ed esposizioni personali e collettive in Europa e in America; nel 1950 partecipa alla XXV Biennale di Venezia, ricevendo il primo Premio del Bianco e Nero. Non ancora trentenne, nello stesso anno, prende parte alla Mostra internazionale del disegno moderno di Bergamo, presentando sei opere raffiguranti scorci e luogi di una Parigi desolata. É proprio in quell’occasione espositiva che le Civiche Raccolte pubbliche della città di Milano acquistano un’opera su carta dell’artista, insieme ad altri disegni di Mino Macari (inv.182 Recto), Aldo Salvadori (invv. 259, 308, 365) e Giuseppe Santomaso (inv. 367).
Nel disegno di Vespignani è ancora evidente la sintonia spirituale raggiunta con alcune soluzioni figurative dell’espressionismo tedesco e austriaco, non soltanto riferita all’ambito pittorico, ma estesa anche ad altri elementi culturali come il cinema. Il disegno, infatti, sembrerebbe ricordare alcuni fotogrammi di "Metropolis", film muto del 1927 diretto da Fritz Lang e capolavoro del cinema espressionista degli anni Venti. Al di là dei riferimenti iconografici "La prigione"di Vespignani si caratterizza come un’opera dalla forte connotazione psicologica, arricchita da un senso di esperienza viva e dolorosa. La definizione spaziale di quest’ultima è affidata a ombre oblique e a scuri profondi, nella quale la presenza dei prigionieri rappresentati serve semplicemente a dare una chiave di lettura dimenzionale dello spazio, oltre che a sottolineare il senso di solitudine e di provvisorietà dell’intera rappresentazione. In questo ampio spazio dove la demarcazione tra cielo e terra è quasi impossibile da individuare, grumi di colori grigiastri si contrappongono alle esigue sagome dei personaggi.

BibliografiaMostra internazionale disegno moderno, catalogo mostra, Bergamo 1950, p. 22 n. 80Disegni contemporanei nelle Civiche Raccolte d'Arte, catalogo mostra, a cura di Civiche Raccolte d'Arte, Milano 1971, n. 70, fig.
AcquisizioneMostra internazionale del disegno moderno - Bergamo (acquisto, 1951)
CollocazioneComune di MilanoGabinetto dei Disegni
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Ideazione concept Graficheincomune:
Benedetta Gallizia di Vergano, Michele Stolfa
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Realizzazione informatica:
TAI S.a.s. di Marino Delfino e Paolo Ongaro