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SM 8,53
OggettodisegnoAmbito culturaleambito centro italianoTitolo[Rovine architettoniche]Datazionesec. XVIII seconda metà (analisi stilistica)Materia e tecnicacarta, bistro a penna, bistro a pennello, acquerellatura, grafiteMisuremm 211 x 148
Notizie storico-criticheNell'"Indice" del tomo nel quale il marchese Giacomo Sardini lo aveva rilegato, il disegno viene definito: "Pianta di tempietto del med.° [leggi: Giovanni da Udine]" ma non vi è corrispondenza con il soggetto del foglio contrassegnato con numero antico 53. In realtà, infatti, questo rappresenta la veduta di strutture architettoniche di epoca presumibilmente romana, profondamente segnate dall'azione del tempo che ne ha provocato la parziale rovina. Che il Sardini fosse interessato alla pittura di paesaggio risulta con chiarezza dalla corrispondenza conservata nel fondo relativo alla sua famiglia esistente presso l'Archivio di Stato di Lucca. In una lettera non datata ma verosimilmente risalente allo scorcio degli anni '80 del Settecento, indirizzata a un non meglio precisabile "Sig. Paolino Gen", il marchese dichiara l'intenzione di far eseguire dei paesaggi al lucchese Lorenzo Moni, qualificatosi per l'appunto in questa specialità di cui ad oggi non sono purtroppo conosciute testimoniante certe, da completare con figurine del concittadino Carlo Bertani, alla maniera di Tiziano, del Guercino e dei Carracci (Lucca, Archivio di Stato, Sardini 78, lettera n. 75). In una missiva del 16 aprile 1787 scritta a Francesco Venturi, il Sardini afferma che "nei giorni scorsi" gli era "casualmente capitato quantità non indifferente di questo genere [disegni], e fra le altre la intera collezione del fù Pittor Vetturali la quale mi è stato di convenienza d'acquistare per l'intiero" (Lucca, Archivio di Stato, Sardini 78, lettera n. 67). E' facile immaginare che in quella raccolta figurassero anche disegni di paesaggio, suoi e di altri autori, dato che il lucchese Gaetano Vetturali (1701-1783) nel corso della sua prolifica carriera si era dedicato soprattutto alla pittura di rovine, vedute reali e di fantasia e paesaggi. Un'altra traccia interessante è inoltre costituita dalla lettera inviata al Sardini dal pittore lucchese Giovan Battista Benigni, allievo di Pompeo Batoni, allora residente a Firenze, il 6 aprile 1796, dalla quale apprendiamo che "trovandosi qui in mia casa il Sig.e Felice Batoni figlio del celebre Sig. Pompeo il quale si esercita in dipingere Paesi con molto valore ed insieme disegnando anche di un tal genere con finitezza squisita, ella che fa collezione di disegni se le piacesse di farne acquisto basta che mi avvisi che spero si potranno avere" (Lucca, Archivio di Stato, Sardini 141, lettera n. 63). Non sappiamo se la proposta del Benigni abbia avuto un ulteriore sviluppo e d'altra parte ad oggi non si conosce alcuna testimonianza concreta della produzione pittorica di Felice Batoni. Per finire si ricorda che, in ambito lucchese, anche i frescanti Bartolomeo De Santi (1687-1764) e Francesco Antonio Cecchi (1717-1787) si erano dedicati alla rappresentazione di rovine e paesaggi (P. Betti, Affreschi a Lucca. Chiese, palazzi, ville (1670-1770), Lucca 2007, pp. 196-271 e 301-331).
BibliografiaV. Pracchi, La Raccolta Martinelli al Castello Sforzesco di Milano (seconda parte), "Il Disegno di Architettura", n. 4, 1991, p. 26 n. 53 Scheda descrittiva completa in [SBN_Nazionale]
AcquisizioneLibreria Antiquaria Hoepli (acquisto, 1941)
CollocazioneComune di MilanoGabinetto dei Disegni
AvvertenzePer richiedere immagini digitali relative al patrimonio del Civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco è possibile inviare una richiesta a: c.gabinettodisegni@comune.milano.it.
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Benedetta Gallizia di Vergano, Michele Stolfa
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