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Cart. 495, pl. X.2
OggettodisegnoAutoreMausanzetta (disegnatore) [Info autore]TitoloRe Vittorio Emanuele IIIDatazione1917 (datata/o)Materia e tecnicamatita, china/pastello su cartaMisuremm 299 x 230
Notizie storico-criticheRitratto umoristico di re Vittorio Emanuele III (1869-1947). Analisi uniformologica del soggetto: nastrino delle Fatiche di Guerra 1916.
Note: fotografia in "Le grandi unità nella Guerra Italo-Austriaca" Vol. 1 Tav. 1. Vittorio Emanuele III, re d'Italia e d'Albania e imperatore d'Etiopia nacque a Napoli nel 1869 da Umberto I e Margherita di Savoia.
Ricevette, sotto la guida del colonnello Egidio Osio, del letterato Luigi Morandi e del giurista Luigi Palma, un'educazione accurata e severa, che ne favorì il gusto per l'erudizione.
Iscritto nell'ottobre 1881 al collegio militare di Napoli, ne seguì con propri insegnanti il corso triennale di studi; altrettanto fece dal 1884 al 1886 per il programma della scuola militare di Modena e dal 1886 al 1889 per quello della scuola di guerra, alternando o studio con numerosi viaggi in Italia e all'estero.
Nominato sottotenente di fanteria il 3 dicembre 1886, ebbe diversi comandi, fino a quello del X corpo d'armata di Napoli (1897).
Nel 1896 sposò Elena del Montenegro.
Salì al trono l'11 agosto 1900, dopo l'uccisione del padre Umberto I. Nei primi anni di regno, pur mantenendo le prerogative della corona dei settori dell'esercito e della politica estera, non si oppose alla correzione in senso più liberale della politica interna; facilitò anche il riavvicinamento alla Francia e all'Inghilterra, pur nella fedeltà alla Triplice Alleanza, e assolse con impegno alle funzioni di arbitro di controversie internazionali.
Influì sulla decisione giolittiana di conquistare la Libia e, nel 1914-15, sull'entrata in guerra, appoggiando l'azione degli interventisti e rifiutando le dimissioni del ministeri Salandra nel maggio 1915.
Affidata la reggenza al duca di Genova, seguì da vicino le vicende della guerra, lasciando a Cadorna e Diaz la direzione delle operazioni, ma intervenendo assiduamente nella vita delle truppe in trincea e nelle retrovie.
Nel convegno tenutosi a Peschiera l'8 novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, si pronunciò per la resistenza, in particolare per la difesa sulla linea del Piave.
Le vicende internazionali (in particolare la rivoluzione russa), l'agitata vita politica e sociale interna del primo dopoguerra, lo spinsero a favorire la soluzione extraparlamentare della crisi dell'ottobre 1922.
Non firmò il decreto di stato d'assedio proposto da Facta e affidò il governo a Mussolini; anche nel 1924, dopo il delitto Matteotti, il suo appoggio fu decisivo per condurre il fascismo alla definitiva vittoria sulle opposizioni e al "colpo di stato" del 3 gennaio 1925.
Contrario all'intervento nella seconda guerra mondiale, non volle però assumere una posizione di aperto rifiuto, anzi lasciò a Mussolini il comando supremo.
Dopo lunghe esitazioni egli decise di allontanarsi dal fascismo appoggiandosi ad alcuni esponenti del regime e dell'esercito e, dopo lo sbarco alleato in Sicilia, si avvalse del voto di sfiducia del gran consiglio per ordinare, il 25 luglio 1943, l'arresto di Mussolini.
Diede quindi vita ad un governo personale e tecnico presieduto da Badoglio.
Abbandonata Roma il 9 settembre e rifugiatosi a Brindisi, rifiutò a lungo, forte dell'appoggio di Churchill, di cedere alle richieste di abdicazione, fino a che la formula escogitata da Enrico De Nicola e l'atteggiamento del capo comunista Togliatti lo convinsero ad accettare, il 12 aprile 1944, l'espediente della luogotenenza, che affidava al figlio l'esercizio delle prerogative sovrane, ma non volle porlo in atto se non dopo la liberazione di Roma, il 5 luglio 1944.
Nell'imminenza del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 abdicò, il 9 maggio, a favore del figlio.
Dopo l'avvento del regime repubblicano si ritirò ad Alessandria d'Egitto, dove morì nel 1947.

(Fonte: Guido Quazza, ad vocem Vittorio Emanuele di Savoia, in "Grande dizionario enciclopedico Utet", 1991, vol. XX, pp. 1039-1040.)

ProvenienzaNoseda Cesare (dono)
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CollocazioneComune di MilanoCiviche Raccolte Storiche
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[Allegato]
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