Nell’ultima teca del percorso espositivo, due incisioni provenienti dalla Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” consentono di ammirare a confronto una xilografia di Albrecht Dürer degli inizi del XVI secolo e una copia del medesimo soggetto iconografico dell’Adorazione dei Magi incisa a bulino da Marcantonio Raimondi pochi anni dopo.

Albrecht Dürer (Norimberga, 1471-1528), uno dei principali esponenti della pittura tedesca rinascimentale, a partire dalla primavera del 1495 diede vita nella città natale a una bottega artistica in cui si dedicò prevalentemente all’attività di incisore, praticando sia la xilografia sia la calcografia. In questi anni Dürer creò alcune serie di incisioni che sono tra le più importanti della sua intera produzione. Poco dopo il 1500, in particolare, l’artista iniziò a lavorare a un nuovo importante progetto: la serie xilografica della Vita della Vergine. Entro il 1505 portò a termine quasi tutte le tavole, tra cui l’Adorazione dei Magi qui esposta, mentre l’intera serie fu completata tra il 1510 e il 1511, dopo il secondo soggiorno veneziano. Nel 1511 l’opera, dotata di frontespizio, fu pubblicata in forma di libro: Epitome in divae parthenices Mariae historiam, Norimberga 1511. Il medesimo tema iconografico fu ripreso dal maestro anche in un celebre dipinto a olio su tavola del 1504 ora conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze, anche se l’impianto compositivo della scena differisce sensibilmente. Nel 1511, peraltro, Dürer avrebbe elaborato un’ulteriore versione dell’Adorazione dei Magi utilizzando ancora la tecnica xilografica.

Racconta Giorgio Vasari che l’incisore italiano Marcantonio Raimondi, entrato in possesso di alcune tavole dureriane della serie xilografica della Piccola passione di Cristo e della Vita della Vergine, le tradusse in incisioni su rame a bulino e iniziò a vendere a Venezia gli esemplari contraffatti, suscitando l’ira dello stesso Dürer. Marcantonio Raimondi si spinse addirittura a riprodurre in molte copie il monogramma AD con cui il maestro tedesco firmava di consueto le proprie opere. La calcografia del Raimondi è in mostra accanto alla xilografia originale di Dürer. Infine, accanto alle due stampe dei primi del Cinquecento, un’incisione fotomeccanica ottocentesca documenta l’esigenza, avvertita nei secoli passati, di supplire con materiali moderni alle lacune delle serie di incisioni negli istituti di conservazione.

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